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Mortal Kombat e le leggende metropolitane

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Mortal Kombat X è uscito pochi giorni fa, riportando in auge una saga che non conosce flessioni da oltre vent’anni. Dal primo capitolo del lontano 1992 ne ha fatta di strada, ed avendo mietuto milioni di fans, era inevitabile che si inseguissero anche decine di miti e leggende. Dopotutto un gioco ritenuto leggendario, qualche falso mito non può risparmiarselo. Negli anni ce ne sono stati parecchi, qui di seguito indichiamo i più comuni e simpatici, e vi sveliamo quali sono veri e quali no.

Quei personaggi che non ti aspetti

Giocare con Goro in MK1: tra i (pochi a dire il vero) personaggi che facevano parte del roster del primo Mortal Kombat, quello che all’epoca suscitò maggiore interesse fu Goro. Sarà per la mostruosità, per il fatto di avere 4 braccia, o semplicemente perché era l’unico (insieme al Boss finale) che non poteva essere scelto, fatto sta che Goro ha suscitato molta curiosità nel pubblico. Su di lui sono stati raccontati tanti miti, anche quello che esisteva un trucco per selezionarlo nel gioco. E come spesso accade nei miti e leggende, un fondo di verità c’è. Nelle versioni Game Boy e Super Nintendo di Mortal Kombat esisteva davvero un cheat per poterlo utilizzare, ma solo in multiplayer.

Personaggi nascosti: come per Goro, da sempre si racconta di personaggi nascosti in Mortal Kombat, personaggi cioè che non sono presenti tra quelli di base selezionabili, ma che anche in questo caso con qualche codice astruso si potevano sbloccare. Forse il più popolare di questi è Ermac, il ninja rosso. La voce si è diffusa dopo che, in una battaglia con Reptile, è comparsa la scritta “ERMACS” sul menu delle macchine arcade (quelle della sala giochi). In realtà gli sviluppatori hanno spiegato che si era trattato solo di un errore. Fatto sta che la leggenda si era talmente diffusa che alla fine gli sviluppatori l’hanno cavalcata e in MK3 l’hanno inserito.


Ma le voci sui personaggi nascosti non finiscono qui. C’è chi racconta della possibilità di sbloccare una “Kitana rossa” (anche in questo caso da un problema di grafica è nata poi Skarlet), o il ninja viola (diventato poi Rain).

Ritorno dei combattenti: storicamente ad ogni sequel qualche personaggio presente in precedenza veniva tagliato, tra lo scontento dei fans. L’episodio più eclatante avvenne con MK2 nel quale Sonya Blade e Kano non potevano essere selezionati, ma comparivano sullo sfondo dell’ultima Boss Battle, incatenati. Si svilupparono così voci secondo le quali, con una doppia Flawless Victory, si spezzavano le catene dei due combattenti e li si potevano sbloccare. Agli sviluppatori la leggenda piacque e l’alimentarono lasciando diffondere ulteriori voci false, illudendo i fans di poter sbloccare i loro personaggi preferiti.

Mortal Kombat anti-violenza?

La violenza su Super Nintendo: com’è tradizione per i giochi Nintendo, la violenza all’inizio mancava perfino in Mortal Kombat. Qui al posto del sangue i combattenti schizzavano sudore. Questo non ha impedito la messa in circolazione della leggenda secondo cui esistessero delle versioni con sangue anche per SNES. Addirittura nel 1993 su Nintendo Magazine System uscì una sorta di guida a come sbloccare il “gore” in MK, con un codice che veniva assegnato telefonando ad un numero verde la prima domenica di aprile. Quell’anno però la prima domenica di aprile corrispondeva (casualmente) al 1° aprile.

Animalities e altre Fatalities non violente: il marchio della serie, il suo punto di forza, sono com’è noto le Fatality. In MK2 si diffusero voci secondo le quali esistevano delle combinazioni di tasti per trasformare i lottatori in animali e creare così animalities. In realtà in MK2 non esisteva nulla di tutto ciò, ma la leggenda arrivò alle orecchie degli sviluppatori che in MK3 decisero di inserirle. Lo stesso vale per le Babalities.

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